Il Giardino delle Parole…
Takao Akizuki, un ragazzo di 15 anni, si divide tra scuola e lavoro ma sogna, un giorno, di diventare un creatore di scarpe. Nei giorni di pioggia, invece che frequentare le lezioni, preferisce rifugiarsi in un parco e li disegnare le sue creazioni.
In uno di questi giorni uggiosi, sotto un gazebo, incontra Yukari Yukino, una ragazza di 27 anni che, tra una birra e del cioccolato, ama leggere tanka (poesie brevi giapponesi).
Dapprima in silenzio e poi pian piano da piccole conversazioni i due inizieranno a raccontarsi la loro vita.
…in un tripudio di sentimenti, colori e pioggia!
La storia, di per se, è molto semplice: non ci sono nemici da sconfiggere, super-poteri o misteriosi maghi, è semplicemente la storia di un incontro… ma che, con la tranquillità con cui viene raccontata, sembra che ti abbracci e ti porti fino alla fine coccolandoti.
Senza ombra di dubbio preferisco la versione originale al doppiaggio italiano dove sembra quasi si perda la forza emotiva dei personaggi.
La rappresentazione grafica è di altissimo livello; il tratto del disegno del maestro Makoto Shinkai è delicato e realistico mentre i colori sono vivi e pieni. La ricostruzione del parco “Shinjuku Gyoen” (nella città di Tokio) è a dir poco spettacolare e l’incredibile attenzione nei dettagli, inoltre, la si può notare nella pioggia che, in tutto l’arco narrativo, bagna indistintamente il verde del parco e le metropolitane della frenetica città.
Il tocco gentile del pianoforte di Kashiwa Daisuke ci accompagna sotto la pioggia mentre a Motohiro Hata viene lasciata la bellissima “Rain” che ci saluta in un finale ricco di promesse.